07 Febbraio 2012, 22:41:42
News:
  Pagine: [1] 2 3 4 5 ... 7
Stampa
Autore Topic: VINI ROSSI CONSIGLIATI  (Letto 8043 volte)
0 Utenti e 1 Visitatore stanno guardando questo topic.
FARFI
Vero Fancazzista
*****
Offline Offline

Sesso: Femminile
Posts: 7360


raffa77@msn.com
« il: 02 Ottobre 2006, 09:59:37 »

VINI ROSSI FRIULANI

Cabernet Sauvignon

Zona di produzione: Friuli DOC Grave

Varietà: 100% Cabernet Sauvignon

Vigneto: La qualità delle uve è garantita da una forma di allevamento a cordone speronato e a guyot e da una densità di 3500/4000 piante per ettaro. La produzione è di circa 90 quintali per ettaro. La composizione del suolo è calcareo-argillosa.

Vinificazione: La vinificazione in rosso è termo-controllata ( 26-28°C) con macerazione media di 10-12 giorni. Dopo la vinificazione il vino si affina in serbatoi d’acciaio per 5 mesi.

Vino: Colore rosso rubino e profumo intenso, fragrante con sfumature di lampone. Ha una bella struttura e molta finezza. Al palato è pieno e vellutato.

Cabernet franc

Zona di produzione: Friuli DOC Grave

Varietà: 100% Cabernet Franc

Vigneto: La qualità delle uve è garantita da una forma di allevamento a cordone speronato e guyot e da una densità di 3500/4000 piante per ettaro. La produzione è di circa 90 quintali per ettaro. La composizione del suolo è calcareo-argillosa.

Vinificazione: La vinificazione in rosso è termo-controllata ( 26-28°C). Dopo la vinificazione il vino si affina in serbatoi d’acciaio per 5 mesi.

Vino: Colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, ha sapore e profumi piacevolmente erbacei che ricordano l’erba appena tagliata. In bocca è rotondo e armonico.

Refosco

Zona di produzione: Friuli DOC Grave

Varietà: 100% Refosco

Vigneto: La qualità delle uve è garantita da una forma di allevamento a cordone speronato e a guyot e da una densità di 3500/4000 piante per ettaro. La produzione è di circa 90 quintali per ettaro. La composizione del suolo è calcareo-argillosa.

Vinificazione: La vinificazione in rosso è termo-controllata ( 26-28°C) con macerazione media di 8-10 giorni. Dopo la fermentazione il vino si affina in serbatoi d’acciaio per 4 mesi, per poi continuare l’evoluzione in bottiglia.

Vino: Vino tipicamente friulano, ha profumo intenso e caratteristico, con sentori di frutti di bosco. Il sapore è deciso, leggermente tannico e piacevolmente amarognolo. Giovane, vinoso e delicato.

Merlot

Zona di produzione: Friuli DOC Grave

Varietà: 100% Merlot

Vigneto: La qualità delle uve è garantita da una forma di allevamento a cordone speronato e da una densità di 3500 piante per ettaro. La produzione è di circa 90 quintali per ettaro. La composizione del suolo è calcareo-argillosa.

Vinificazione: La vinificazione in rosso è termo-controllata ( 26-28°C) con macerazione media di 7-8 giorni per trovare il giusto rapporto struttura-profumo. Dopo la vinificazione il vino si affina in serbatoi d’acciaio per 3-4 mesi.

Vino: Colore roso rubino intenso, ha profumi delicati, vinosi che ricordano il lampone. In bocca è morbido e armonico.

Pinot nero

Zona di produzione: Friuli DOC Grave

Varietà: 100% Pinot Nero

Vigneto: La qualità delle uve è garantita da una forma di allevamento a cordone speronato e a guyot e da una densità di 3500/4000 piante per ettaro. La produzione è di circa 90 quintali per ettaro. La composizione del suolo è calcareo-argillosa.

Vinificazione: La vinificazione in rosso è termo-controllata ( 26-28°C) con macerazione media di 8-10 giorni. Dopo la fermentazione il vino si affina in serbatoi d’acciaio per 4 mesi, per poi continuare l’evoluzione in bottiglia.

Vino: Vino delicatissimo con profumi e sapori tenui in una gamma infinita di sensazioni. Col passare degli anni si affina notevolmente ed acquista sfumature in cui spiccano il legno bruciato e il sottobosco.
Loggato

DI DOVE SCCCCCEEEEEEI!!!!!!!......MO TE DI DOVE SCEEEEEI !!!!!!
Saimon
Vero Fancazzista
*****
Offline Offline

Sesso: Maschile
Posts: 6310


desio1978@msn.com
WWW
« Risposta #1 il: 02 Ottobre 2006, 10:00:22 »

CIOE RAFFA IO NN SO COME FAI A SAPERE TUTTE STE COSE...... icon_pray icon_pray icon_pray icon_rofl icon_rofl icon_rofl icon_rofl icon_rofl icon_rofl icon_rofl icon_rofl
Loggato

"Dicono che tutto
sia comunque scritto
quindi tanto vale che non sudi......"

MO SON DI CESENA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
FARFI
Vero Fancazzista
*****
Offline Offline

Sesso: Femminile
Posts: 7360


raffa77@msn.com
« Risposta #2 il: 02 Ottobre 2006, 10:04:36 »

CIOE RAFFA IO NN SO COME FAI A SAPERE TUTTE STE COSE...... icon_pray icon_pray icon_pray icon_rofl icon_rofl icon_rofl icon_rofl icon_rofl icon_rofl icon_rofl icon_rofl

sono un'intenditrice di vino....ma anche una grande ricercatrice con google!!!!  icon_rofl
Loggato

DI DOVE SCCCCCEEEEEEI!!!!!!!......MO TE DI DOVE SCEEEEEI !!!!!!
FARFI
Vero Fancazzista
*****
Offline Offline

Sesso: Femminile
Posts: 7360


raffa77@msn.com
« Risposta #3 il: 02 Ottobre 2006, 10:34:45 »

VINI ROSSI EMILIA-ROMAGNA

Sangiovese di Romagna

In un’ampia zona collinare compresa nelle provincie di Bologna, Forlì–Cesena, Rimini e Ravenna viene prodotto il Sangiovese di Romagna Doc. Il Sangiovese è un vitigno locale, e sull’origine del suo nome sono state formulate diverse ipotesi. La più fondata fa derivare il nome da Monte Giove, una collina presso Sant’Angelo di Romagna. Questa ipotesi è suffragata da una leggenda secondo cui i frati cappuccini del convento a Sant’Angelo di Romagna, situato sul Collis Jovis, ospitarono un personaggio illustre. I frati offrirono all’avventore del vino di loro produzione; la bevanda fu talmente apprezzata, che i frati decisero di dargli finalmente un nome, Sanguis Jovis, sangue di Giove, che si mutò in seguito in Sangiovese. Ma, leggende a parte, le prime notizie storiche sul vitigno Sangiovese risalgono al 1600, quando il "vino rosso di Romagna" divenne noto come Sangiovese per merito di alcuni poemetti scritti da Pier Maria De' Minimi e da Jacopo Landoni, in occasione di pranzi di nozze.
Il Sangiovese di Romagna Doc è un vino rosso da tavola prodotto anche nelle versioni Novello, Riserva e Superiore
 
Come si consuma: Il Sangiovese di Romagna Doc si abbina bene a piatti a base di carni rosse, a salumi, tortellini, tagliatelle al ragù, parmigiano e grana stagionati e formaggio di fossa. Va servito a una temperatura di 16–18 gradi in calici bordolesi. La tipologia Riserva, cioè con un invecchiamento di almeno due anni, invece si serve in calici ballon alla stessa temperatura di servizio.

Come si conserva: Il Sangiovese di Romagna Doc deve essere conservato in locali bui, con temperatura costante tra i 10° e i 15° gradi, e umidità intorno al 70-75%. Le bottiglie vanno mantenute in posizione orizzontale su scaffali in grado di attutire gli urti.
 
Come si produce: La metodologia produttiva del Sangiovese di Romagna Doc prevede la pigiatura delle uve, che vengono messe a fermentare e a macerare con la vinaccia. Al termine della macerazione la svinatura consente la separazione delle bucce e dei vinaccioli dal mosto-vino. A questo punto il vino viene sottoposto a travasi, per eliminare le sostanze solide eventualmente precipitate e quindi avviato all’affinamento e all’invecchiamento. Al termine di questo periodo, il vino, viene stabilizzato e infine imbottigliato.
Con un invecchiamento di almeno due anni il vino può portare la menzione aggiuntiva Riserva.
 
Lambrusco di Sorbara

Le origini del Lambrusco, vino giovane per definizione, sono molto antiche. I Latini chiamavano “labrusca vitis” un vitigno selvatico che cresceva ai margini delle campagne e che produceva frutti dal gusto aspro. Lambrusco è quindi il nome di un gruppo di vitigni, simili ma non identici, che si sono evoluti con il tempo, dando origine alle quattro Doc dell’Emilia Romagna, tra cui rientra il Lambrusco di Sorbara prodotto nelle tipologie Rosso e Rosato. Rosso, frizzante, versatile, allegro ma con bassa gradazione alcolica: queste sono le caratteristiche che hanno fatto del Lambrusco il vino che meglio caratterizza la regione in cui è prodotto, nonché, dagli anni Settanta, uno tra i più apprezzati vini italiani al mondo. Ma il Lambrusco di Sorbara aveva avuto estimatori eccellenti già in passato: dal poeta dell’Eneide, Virgilio, fino ai duchi Estensi e alla contessa Matilde di Canossa.
 
Come si consuma: Il Lambrusco di Sorbara Doc è un vino versatile che si abbina bene a tutti i piatti ricchi della cucina modenese; è tipicamente indicato per accompagnare paste asciutte di tutti i tipi, zampone, cotechini, bolliti misti o Parmigiano Reggiano e Grana Padano freschi. Il Lambrusco di Sorbara va servito a una temperatura di 12-14 gradi in calici di media capacità svasati (per il Rosso) e a tulipano ampio (per il Rosato), possibilmente entro l’anno successivo la vendemmia.

Come si conserva: Il Lambrusco di Sorbara Doc deve essere conservato tenendo le bottiglie coricate in scaffalature di legno, così da evitare urti, a una temperatura costante compresa fra 10 e 15°C e a un’umidità del 70–75% per evitare che il tappo si asciughi.

Come si produce: La vinificazione del Lambrusco di Sorbara, nelle due versioni prodotte, consiste nel sottoporre il prodotto base a rifermentazione al fine di ottenere la formazione della spuma. Si utilizzano mosti d’uva o mosti concentrati provenienti da uve adatte alla produzione di questo vino. Al termine della rifermentazione il vino viene refrigerato, per far aumentare la solubilità dell’anidride carbonica, filtrato e, sempre a bassa temperatura, indirizzato all’imbottigliamento. L’imbottigliamento è isobarico, cioè effettuato in presenza di un gas a pressione contraria rispetto a quella dell’anidride carbonica.
 
Cagnina di Romagna

Il Cagnina di Romagna Doc è un vino rosso prodotto nelle provincie di Ravenna e Forlì. Il vitigno da cui si produce ha origini quasi certamente friulane risalenti al XIII secolo, periodo in cui vennero importate dalla Dalmazia e dal Carso grandi quantità di pietra calcarea per la costruzione degli imponenti monumenti di Ravenna. D’altro canto il Cagnina risulta molto simile al Terrano (Refosco) d'Istria e del Carso. Inoltre, nel dialetto locale, al nome Cagnina viene solitamente aggiunta la specifica “de grasp ros” (dal raspo rosso), così come il Refosco, in Friuli, viene definito “dal peduncolo rosso”.
 
Come si consuma: Il Cagnina di Romagna è un vino che va bevuto molto giovane, meglio quindi se consumato entro l’estate successiva alla vendemmia. Va servito a una temperatura di 12-14°C in calici allungati per vini rossi giovani. Si abbina bene a dolci a pasta poco lievitata come piccoli biscotti da forno e dolci di carnevale oppure alle castagne arrosto.
 
Come si conserva: Le bottiglie di Cagnina di Romagna devono essere conservate in posizione orizzontale su scaffali di legno, o di altro materiale resistente alle vibrazioni, lontano da fonti di luce. Il locale di conservazione deve avere una temperatura costante tra i 10 e i 15° C e umidità intorno al 70-75%.
 
Come si produce: La metodologia produttiva del Cagnina di Romagna prevede la pigiatura delle uve, che vengono messe a fermentare e a macerare con la vinaccia. Al termine della macerazione avviene la svinatura, che consente la separazione delle bucce e dei vinaccioli dal mosto-vino. A questo punto il vino viene sottoposto a travasi, per eliminare le sostanze solide eventualmente precipitate, e quindi viene avviato all’affinamento e all’invecchiamento. Al termine di questo periodo, il vino viene stabilizzato e infine imbottigliato.
 
Loggato

DI DOVE SCCCCCEEEEEEI!!!!!!!......MO TE DI DOVE SCEEEEEI !!!!!!
FARFI
Vero Fancazzista
*****
Offline Offline

Sesso: Femminile
Posts: 7360


raffa77@msn.com
« Risposta #4 il: 02 Ottobre 2006, 13:16:41 »

VINI ROSSI PIEMONTE

Albugnano

Situata nel lembo nord-occidentale della provincia di Asti, l’area di produzione di questa Doc, denominata “Basso Monferrato”, è caratterizzata da ampie colline e profonde e suggestive vallate. Si tratta di un luogo privilegiato di osservazione delle Alpi, oltre che di un territorio agricolo che ha rischiato, negli anni Sessanta, di spopolarsi, consentendo però in tal modo di conservare pressoché intatti i borghi contadini e molti centri storici. L’Albugnano prende il nome dall’omonimo comune della provincia di Asti. Nella zona di produzione rientrano anche i comuni di Castelnuovo Don Bosco, Passerano Marmorito e Pino d’Asti.
Questa Doc comprende tre tipi di vino: il Rosso, il Rosso superiore e il Rosato.
 
Come si consuma: Il Rosso è un ottimo vino da tutto pasto che viene abbinato a piatti strutturati: primi con sughi di carne e funghi, carni stufate, arrosti e lessi, ma anche formaggi stagionati. Va consumato a 14°C con un calice da vini giovani entro due anni dalla vendemmia.
Il Rosato si sposa perfettamente con antipasti di salumi, minestroni di verdure e zuppe. Va servito a 12-14°C in calice ampio e aperto.
 
Come si conserva: Le regole per una corretta conservazione di questo vino sono poche: le bottiglie vanno tenute, coricate, in scaffalature di legno, perché questo materiale attutisce i colpi e le vibrazioni; devono essere conservate al buio, a temperatura costante fra 10 e 15°C e con un’umidità intorno al 70-75%, in modo che il tappo non si asciughi.

Come si produce: Il metodo di produzione dell’Albugnano Doc prevede per il Rosso la pigiatura delle uve, poi messe a fermentare e a macerare assieme alla vinaccia. Con la successiva svinatura, si separa la vinaccia dal mosto e, dopo l’affinamento e l’invecchiamento, il vino viene stabilizzato e imbottigliato.
Il Rosato, invece, viene ottenuto con una fermentazione di uve rosse, senza macerazione delle vinacce.
 
Barbera d'Alba

Il Barbera d’Alba è un vino con origini antichissime, anche se la sua prima menzione scritta risale solo al 1798, quando la Società agraria di Torino compì l’ampelografia dei vitigni coltivati sul territorio piemontese. Il Barbera, chiamato tradizionalmente dai contadini piemontesi “la Barbera”, ha le caratteristiche di un rosso schietto e robusto, ed è uno dei vini più noti e apprezzati in tutta Italia.
Famoso per la sua capacità di infondere calore e coraggio, il Barbera veniva eletto dagli ufficiali dell'esercito sabaudo a “sincero compagno”.
Il Barbera d’Alba Doc viene prodotto, nelle tipologie Rosso e Rosso Superiore, in numerosi comuni della provincia di Cuneo.
 
Come si consuma: Questo rosso si associa bene ad antipasti caldi piemontesi, primi piatti particolarmente saporiti, piatti con carni sia bianche che rosse, pollame e formaggi a pasta dura. Va servito a 16-18°C, in un calice a ballon e consumato entro 5-6 anni dalla vendemmia.
 
Come si conserva: Le regole per una corretta conservazione di questo vino sono poche: le bottiglie vanno tenute, coricate, in scaffalature di legno, perché questo materiale attutisce i colpi e le vibrazioni; devono essere conservate al buio, a temperatura costante fra 10 e 15°C e con un’umidità intorno al 70-75%, in modo che il tappo non si asciughi.
 
Come si produce: Il metodo di produzione del Barbera d’Alba Doc prevede la pigiatura delle uve, poi messe a fermentare e a macerare assieme alla vinaccia. Con la successiva svinatura, si separa la vinaccia dal mosto e, dopo l’invecchiamento e l’affinamento, il vino viene stabilizzato e imbottigliato.
Nella versione Rosso Superiore questo vino deve essere invecchiato un anno in botti di rovere.
 
Barbera d'Asti

Le origini del vitigno da cui si produce questo vino sono molto antiche, ma i primi documenti che ne danno testimonianza risalgono solamente a qualche secolo fa. In uno dei primi scritti che lo riguardano, il Barbera viene descritto come “vino possente, sempre piuttosto severo, ma ricco d'un profumo squisito, e d'un sapore che alla forza accoppia la finezza”. D’altra parte questa Doc è certamente da sempre una delle più apprezzate dell’enologia italiana: famoso per la sua capacità di riscaldare, questo prodotto veniva scelto dagli ufficiali savoiardi come compagno nelle spedizioni militari.
Il Barbera d’Asti Doc viene prodotto, nelle tipologie Rosso e Rosso Superiore, in numerosi comuni delle province di Asti e Alessandria.
 
Come si consuma: Il Rosso bene si associa a piatti tipici della cucina piemontese come agnolotti al brasato, grigliate di carne, fagiano in casseruola e, più in generale, con piatti di carne con salse brune, carni in umido, il fritto misto piemontese (o “frigia”), formaggi stagionati, minestre dense. Va servito a 16-18°C, in un calice per rossi giovani o a ballon per la tipologia Superiore e va consumato entro 2-3 anni dalla vendemmia.

Come si conserva: Queste le regole per una corretta conservazione di questo vino: le bottiglie vanno tenute, coricate, in scaffalature di legno, perché questo materiale attutisce i colpi e le vibrazioni; devono essere conservate al buio, a temperatura costante fra 10 e 15°C e con un’umidità intorno al 70-75%, in modo che il tappo non si asciughi.
 
Come si produce: Il metodo di produzione del Barbera d’Asti Doc prevede, per il Rosso, la pigiatura delle uve, poi messe a fermentare e a macerare assieme alla vinaccia. Con la successiva svinatura, si separa la vinaccia dal mosto, e, dopo l’invecchiamento e l’affinamento, il vino viene stabilizzato e imbottigliato.
Il Rosso Superiore deve essere invecchiato almeno un anno in botti di rovere.
 
Barbera del Monferrato

Il Barbera del Monferrato viene prodotto in un’ampia zona costituita dall’Alto e Basso Monferrato, in provincia di Alessandria, e in molti comuni della provincia di Asti. Questa Doc comprende alcuni vini rossi, presenti anche nelle tipologie Abboccato, Frizzante, Superiore.
La prima traccia scritta che ci parla di questo vitigno si trova in un documento del XVII secolo conservato nel municipio di Nizza Monferrato, ma per avere notizie più precise sul Barbera si deve arrivare alla fine del Settecento, epoca in cui il vitigno era conosciuto come “Vitis vinifera Montisferratensis”.
 
Come si consuma: Il Rosso viene associato a piatti strutturati tipici piemontesi come agnolotti al sugo d’arrosto, fonduta con tartufo bianco, minestre di legumi, salumi cotti, bolliti misti. Nella tipologia Superiore si sposa a piatti di carne rossa e selvaggina e a formaggi ovini stagionati. Va servito a 16-18°C, in un calice allungato per rossi giovani o a ballon per la tipologia Superiore e consumato entro 2-3 anni dalla vendemmia o anche 6-7 anni per la tipologia Superiore.
 
Come si conserva: Poche le indicazioni per la conservazione di questo vino: le bottiglie vanno tenute, coricate, in scaffalature di legno, perché questo materiale attutisce i colpi e le vibrazioni; devono essere conservate al buio, a temperatura costante fra 10 e 15°C e con un’umidità intorno al 70-75%, in modo che il tappo non si asciughi.
 
Come si produce: Il metodo di produzione del Barbera del Monferrato Doc prevede, per il Rosso, la pigiatura delle uve, che poi vengono messe a fermentare e a macerare assieme alla vinaccia. Con la successiva svinatura si separa la vinaccia dal mosto, e, dopo l’invecchiamento e l’affinamento, il vino viene stabilizzato e imbottigliato.
Il Superiore deve essere invecchiato almeno un anno in botti di rovere.
 
Barolo

Sono numerosi gli estimatori di questo vino da tavola che nel corso dei secoli ne hanno esaltato le caratteristiche, tanto da fargli acquisire la fama di “vino dei re e re dei vini”.
Conosciuto e apprezzato già nel Medioevo da sovrani e nobili, sulle cui mense il Barolo era una presenza costante, è però Camillo Benso di Cavour a decretarne il successo. Il conte, infatti, si dedicò personalmente alla coltura dei vitigni e alla produzione del Barolo con ottimi risultati, tanto da entrare in competizione con i migliori produttori di vini francesi.
 
Come si consuma: Il Barolo Docg va abbinato a piatti a base di selvaggina (fagiano e lepre), arrosti di carne, formaggi piccanti, piatti tartufati; se giovane, accompagna bene gli antipasti piemontesi freddi o caldi. La temperatura di servizio è di 18°C; va servito in calici per vini rossi di gran corpo tannici dopo 8-9 anni dalla vendemmia e oltre, a seconda delle annate.
 
Come si conserva: Non ci sono particolari regole da seguire per conservare correttamente il Barolo Docg; è sufficiente tenere il vino al buio, a una temperatura costante fra 10 e 15°C e, per impedire che il tappo si asciughi, l’umidità deve aggirarsi intorno al 70-75%. Le bottiglie vanno conservate in posizione orizzontale su scaffalature di legno.
 
Come si produce: Il metodo di produzione del Barolo Docg prevede l’utilizzo della vinaccia che, durante la fermentazione, rimane a contatto con il mosto-vino. Dopo la fermentazione e la macerazione avviene la svinatura, operazione che consente la separazione delle bucce e dei vinaccioli dal mosto-vino. Il vino viene successivamente sottoposto a travasi per eliminare le altre sostanze solide precipitate, e infine viene indirizzato all’affinamento e all’invecchiamento. Il periodo di invecchiamento deve durare tre anni e per almeno due il vino deve essere conservato in botti di rovere o di castagno.
Se il periodo di invecchiamento supera i cinque anni, il Barolo Docg può portare come specificazione aggiuntiva la dizione Riserva.
 
Loggato

DI DOVE SCCCCCEEEEEEI!!!!!!!......MO TE DI DOVE SCEEEEEI !!!!!!
FARFI
Vero Fancazzista
*****
Offline Offline

Sesso: Femminile
Posts: 7360


raffa77@msn.com
« Risposta #5 il: 02 Ottobre 2006, 13:25:04 »

VINI ROSSI LOMBARDIA

Botticino

La Doc Botticino prende il nome dall’agglomerato urbano di Botticino, in provincia di Brescia, dove, grazie al clima caldo della zona e alla sua esposizione favorevole, si produce vino da tempo immemorabile. Il terreno, composto di argilla e formazioni calcaree, è un ottimo substrato per la coltivazione della vite. Fra i vitigni da cui si ottiene il Botticino, c’è anche il Marzemino, sconosciuto fino al 1400 e successivamente coltivato in area veneta e lombarda.
 
Come si consuma: Il Botticino si apprezza fino in fondo se accompagnato a preparazioni strutturate, particolarmente saporite, come antipasti di salumi saporiti, primi piatti al sugo di carne, arrosti di maiale, agnello alla brace o stufato con pomodori e legumi. Va servito in calici per vini rossi giovani ad una temperatura di 16–18°C e bevuto entro due–tre anni dalla vendemmia.
 
Come si conserva: Il Botticino Doc si conserva correttamente a una temperatura costante fra 10 e 15°C e a un’umidità del 70–75%. Le bottiglie vanno conservate in posizione orizzontale, su scaffalature di legno che attutiscono i colpi.
 
Come si produce: Il metodo di produzione della Doc Botticino richiede che durante la fermentazione il mosto, posto negli speciali recipienti vinari chiamati fermentini, venga a contatto con le parti solide dell’uva, cioè bucce e vinaccioli, affinché queste rilascino parte delle loro sostanze. È poi la durata della fase di macerazione, dai due ai quindici giorni, che determina la quantità di sostanze tanniche e polifenoliche e il colore del vino. Al termine della macerazione avviene la svinatura, con la rimozione della vinaccia, che viene poi passata alla torchiatura, per estrarne la rimanente parte liquida. Il vino viene sottoposto a travasi, poi all’invecchiamento e all’affinamento e infine viene stabilizzato e imbottigliato.
 
Loggato

DI DOVE SCCCCCEEEEEEI!!!!!!!......MO TE DI DOVE SCEEEEEI !!!!!!
GLO'
Jamaé Staff
Grafomane
***
Offline Offline

Sesso: Femminile
Posts: 1523


glo_84@hotmail.it
Email
« Risposta #6 il: 02 Ottobre 2006, 15:40:10 »

TESORO TI SEI DIMENTICATA DUE VINI ROSSI CHE SECONDO ME SONO OTTIMI
IL "PRIMITIVO" E IL NERO D' AVOLA!!
Loggato

FARFI
Vero Fancazzista
*****
Offline Offline

Sesso: Femminile
Posts: 7360


raffa77@msn.com
« Risposta #7 il: 02 Ottobre 2006, 15:47:27 »

TESORO TI SEI DIMENTICATA DUE VINI ROSSI CHE SECONDO ME SONO OTTIMI
IL "PRIMITIVO" E IL NERO D' AVOLA!!

IN PUGLIA E SICILIA CI DEVO ANCORA ARRIVARE!!!! CMQ BUONO DAVVERO IL NERO D'AVOLA!!!!!  clap
Loggato

DI DOVE SCCCCCEEEEEEI!!!!!!!......MO TE DI DOVE SCEEEEEI !!!!!!
BAILA
Divinità della Tastiera
******
Offline Offline

Sesso: Femminile
Posts: 15524


...LASCIAMI SOGNARE IN PACE...

bailamos@hotmail.it
Email
« Risposta #8 il: 02 Ottobre 2006, 16:23:38 »

QUOTO IL NERO D'AVOLA!!
Loggato

Essere nient'altro che se stessi, in un mondo che fa di tutto, giorno e notte, per farti diventare qualcun'altro, vuol dire combattere la battaglia più difficile che un essere umano possa affrontare, senza smettere mai di lottare. [One Tree Hill]
BIBI
Divinità della Tastiera
******
Offline Offline

Sesso: Maschile
Posts: 16769


NON SONO PIU' END!


Email
« Risposta #9 il: 02 Ottobre 2006, 17:39:35 »

MA NON E' DI CASA NOSTRA IL NERO D'AVOLA?

TIPO COLLI SENIGALLIESI?
Loggato

IO C'HO LA LISTA MIA!!! E' NATO DA TE!

NESSUNO MAI COME TE! CIAO VINCE'
FARFI
Vero Fancazzista
*****
Offline Offline

Sesso: Femminile
Posts: 7360


raffa77@msn.com
« Risposta #10 il: 03 Ottobre 2006, 08:18:39 »

MA NON E' DI CASA NOSTRA IL NERO D'AVOLA?

TIPO COLLI SENIGALLIESI?

NO E' SICILIANO!
Loggato

DI DOVE SCCCCCEEEEEEI!!!!!!!......MO TE DI DOVE SCEEEEEI !!!!!!
FARFI
Vero Fancazzista
*****
Offline Offline

Sesso: Femminile
Posts: 7360


raffa77@msn.com
« Risposta #11 il: 03 Ottobre 2006, 08:44:46 »

VINI ROSSI SARDEGNA

Cannonau

La Doc Cannonau di Sardegna è prodotta con uve dell’omonimo vitigno. Non sono certe le origini di questa varietà di vite; la sua presenza sull’isola viene fatta risalire al ’300, quando gli spagnoli ne introdussero in Sardegna la coltivazione. La somiglianza del vitigno sardo al “Canonazo” di Siviglia e al “Granaxa” di Aragona hanno infatti fugato tutte le incertezze sulla sua provenienza. Per il Cannonau è diffusa la coltura ad alberello, periodicamente sottoposto a potature che ne riducono l’estensione e, di conseguenza, la produzione vinicola.
Si tratta di un vino rosso da pasto prodotto anche nelle versioni Rosato, Liquoroso secco, Liquoroso dolce.

Come si consuma: Il Cannonau di Sardegna Rosso va consumato con primi piatti con sughi di carne, arrosti di carni bianche e rosse, agnello allo spiedo e formaggi ovini stagionati. Va degustato in calici bordolesi o ballon a una temperatura di 16-18°C.
La versione Rosato va abbinata ad antipasti di salumi magri, primi piatti a base di pasta con ragù di carni bianche, zuppe di pesce saporite e carni bianche. Il calice consigliato è quello di media capacità a tulipano ampio e la temperatura di servizio deve essere di 12-14°C.
 
Come si conserva: La conservazione di questi vini prevede che le bottiglie vadano tenute, coricate, in scaffalature di legno, perché questo materiale attutisce i colpi e le vibrazioni; vanno inoltre mantenute al buio, a temperatura costante fra 10 e 15°C e con un’umidità intorno al 70-75%, in modo che il tappo non si asciughi.
 
Come si produce: La vinificazione del Cannonau Rosso prevede che l’uva venga pigiata e solfitata e poi destinata alle fasi di fermentazione e macerazione. In particolare, il mosto ottenuto dalla pigiatura viene messo a fermentare con la vinaccia. La temperatura che raggiunge la massa provoca la “fermentazione tumultuosa”, così definita in quanto il vino sembra bollire, e consente il passaggio delle sostanze polifenoliche dalle bucce al vino, che dopo breve tempo si colora. La svinatura, poi, permette la separazione delle bucce e dei vinaccioli dal mosto-vino, che viene anche sottoposto ai travasi necessari a separare la frazione limpida dalla feccia e a eliminare altre eventuali sostanze solide. La fase finale del processo produttivo prevede l’affinamento e l’invecchiamento, la stabilizzazione e l’imbottigliamento.
Per la versione Rosato, la vinificazione si differenzia da quella in rosso per il fatto che dopo la pigiatura il succo d’uva viene fatto fermentare a contatto con bucce e vinaccioli, ma per brevissimo tempo. Raggiunto il colore desiderato, la fermentazione del mosto procede come quella della vinificazione in bianco.

Carignano del Sulcis

La Doc Carignano del Sulcis è prodotta nell’estremità sud-occidentale della Sardegna, dove l’omonimo vitigno, da cui questo vino deriva, pare abbia attecchito per la sua particolare resistenza ai venti ricchi di salsedine provenienti dal mare.
Non si hanno notizie certe sulla provenienza di questo vitigno; la più probabile lo vuole di origine spagnola, poi diffuso attraverso la Francia in Sardegna fino alla Tunisia.

Come si consuma: Il Carignano del Sulcis Rosso si abbina a pastasciutte con ragù di carne, carni in umido, provolone, salsiccia sarda e porchetta arrosto. Va degustato in calici ballon a una temperatura di 16-18°C.
Il Carignano del Sulcis Doc Rosato va abbinato ad antipasti a base di salumi, piatti di pasta conditi con pomodoro e formaggi, uova, zuppe di pesce e formaggio caprino. Il calice consigliato è quello di media capacità a tulipano ampio; la temperatura di 12-14°C.
La versione Passito, infine, è ottima se degustata con ricotta fritta, in calici di media capacità a tulipano, a una temperatura di 10-12°C.
 
Come si conserva: La conservazione di questi vini prevede che le bottiglie vadano tenute, coricate, in scaffalature di legno, perché questo materiale attutisce i colpi e le vibrazioni, e che vengano mantenute al buio, a temperatura costante fra 10 e 15°C e con un’umidità intorno al 70-75%, in modo che il tappo non si asciughi.
 
Come si produce: La vinificazione del Carignano del Sulcis Doc Rosso prevede che le uve vengano pigiate e il mosto ottenuto messo a fermentare con la vinaccia. La temperatura che raggiunge la massa provoca la “fermentazione tumultuosa”, così definita in quanto il vino sembra bollire. La temperatura consente il passaggio delle sostanze polifenoliche dalle bucce al vino, che dopo breve tempo si colora. L’uva viene pigiata e solfitata e poi destinata alle fasi di fermentazione e macerazione. Al termine avviene la svinatura, che permette la separazione delle bucce e dei vinaccioli dal mosto-vino. Questo viene sottoposto ai travasi, necessari a separare la frazione limpida dalla feccia e a eliminare altre eventuali sostanze solide. La fase finale del processo produttivo prevede l’affinamento e l’invecchiamento, la stabilizzazione e l’imbottigliamento.
Per la versione Rosato, come per la vinificazione della versione Rosso, dopo la pigiatura, il succo d’uva viene fatto fermentare a contatto con bucce e vinaccioli, ma per brevissimo tempo. Raggiunto il colore desiderato, la fermentazione del mosto procede come quella della vinificazione in bianco.
Il Carignano del Sulcis Doc Passito si ottiene applicando una tecnologia particolare che ne determina una gradazione alcolica elevata. Le uve vengono fatte appassire sulla pianta. Con l’appassimento si ha un’uva più zuccherina e maggiormente aromatica e ricca di estratti. Analogamente alla produzione di tutte le tipologie di vini passiti è necessario diraspare le uve, in quanto i raspi si presentano secchi e dunque in grado di assorbire quantità sensibili di alcol e conferire cattivi sapori. Occorre quindi procedere a una pigiatura soffice. Alla fase dell’ammostatura segue la fermentazione, che si blocca naturalmente al raggiungimento di un’alta gradazione alcolica. Il vino così ottenuto viene affinato, stabilizzato e imbottigliato.

Mandrolisai

La Doc Mandrolisai prende il nome dalla regione in cui viene prodotta. È al centro della Sardegna, fra il Gennargentu e la Barbagia, infatti, che il vitigno Bovale sardo, da cui deriva il Mandrolisai Doc, ha trovato il suo habitat ideale. Introdotto in Sardegna dagli Aragonesi, il vitigno fu distrutto dall’epidemia di fillossera nella seconda metà dell’Ottocento, ma, grazie alla sua capacità di adattarsi a qualunque clima e terreno, ha recuperato la sua naturale abbondante produttività. Il Mandrolisai Doc è presente nelle tipologie Rosso e Rosato.
 
Come si consuma: Il Mandrolisai Doc Rosso va abbinato ad antipasti di salumi molto saporiti, primi piatti al ragù di carni saporite, grigliate di carni suine e maialetti allo spiedo alla sarda. Va degustato in calici bordolesi, a una temperatura di 16 -18°C. La versione Rosato è ottima con antipasti saporiti, zuppe di verdura e legumi, carni bianche stufate, zuppe di pesce speziate, piatti a base di uova. Il calice consigliato è quello di media capacità a tulipano ampio, la temperatura di servizio è di 13-14°C.
 
Come si conserva: La conservazione di questi vini prevede che le bottiglie vadano tenute, coricate, in scaffalature di legno, perché questo materiale attutisce i colpi e le vibrazioni, e che vengano mantenute al buio, a temperatura costante fra 10 e 15°C e con un’umidità intorno al 70-75%, in modo che il tappo non si asciughi.
 
Come si produce: La vinificazione del Mandrolisai Doc Rosso prevede che le uve vengano pigiate e il mosto ottenuto venga messo a fermentare con la vinaccia. La temperatura che raggiunge la massa provoca la “fermentazione tumultuosa”, così definita in quanto il vino sembra bollire, consentendo il passaggio delle sostanze polifenoliche dalle bucce al vino, che dopo breve tempo si colora. L’uva viene pigiata e solfitata e poi destinata alle fasi di fermentazione e macerazione. Al termine avviene la svinatura, che permette la separazione delle bucce e dei vinaccioli dal mosto-vino. Questo viene poi sottoposto ai travasi, necessari a separare la frazione limpida dalla feccia e a eliminare altre eventuali sostanze solide. La fase finale del processo produttivo prevede l’affinamento e l’invecchiamento, la stabilizzazione e l’imbottigliamento. Per la tipologia Rosato, come per la vinificazione della versione Rosso, dopo la pigiatura, il succo d’uva viene fatto fermentare a contatto con bucce e vinaccioli, ma per brevissimo tempo. Raggiunto il colore desiderato, la fermentazione del mosto procede come quella della vinificazione in bianco.
 

 

Loggato

DI DOVE SCCCCCEEEEEEI!!!!!!!......MO TE DI DOVE SCEEEEEI !!!!!!
FARFI
Vero Fancazzista
*****
Offline Offline

Sesso: Femminile
Posts: 7360


raffa77@msn.com
« Risposta #12 il: 03 Ottobre 2006, 08:48:18 »

VINI ROSSI MARCHE

Lacrima di Morro d'Alba

Questo vino è conosciuto sin dai tempi remoti: una leggenda narra che già nel 1167 Federico Barbarossa lo poté apprezzare quando, posto l'assedio alla città di Ancona, scelse come propria dimora il Castello di Morro d'Alba. La Doc Lacrima di Morro d’Alba o Lacrima di Morro si ottiene da un vitigno antico, il Lacrima per l'appunto, che veniva tradizionalmente "maritato" all'olmo e all'acero e si coltivava sulle colline che circondano Morro d'Alba. Questo vino viene imbottigliato in due diversi periodi, ai quali corrispondono due prodotti diversi. Imbottigliato precocemente, il Lacrima di Morro d’Alba si rivela frizzante e amabile. Se invece lo si imbottiglia a fermentazione completata si rivela un eccellente vino da pasto.
Il Lacrima avrebbe rischiato di pagare a caro prezzo la politica "degli espianti” se i suoi estimatori non fossero intervenuti per far riconoscere la relativa Doc. Tuttavia oggi, a detta degli esperti, il futuro di questo vino, che viene prodotto in un ristretto comprensorio a nord del fiume Esino, nella parte collinare e litoranea della provincia di Ancona, è roseo.
 
Come si consuma: Il Lacrima di Morro bene si adatta a primi piatti a salsa rossa e al ragù, ai piatti tradizionali della regione e a secondi piatti di carni bianche. Lasciato maturare in botti di rovere può essere abbinato ai piatti strutturati in genere. Il "Lacrima" nel tipo Amabile e Frizzante si rivela un ottimo vino da fine pasto. Può essere servito in calici ballon a 16-18°C per la versione da pasto e in ampi ballon a 18-20°C nella versione Amabile.
 
Come si conserva: Per una corretta conservazione di questi vini, le bottiglie vanno tenute, coricate, in scaffalature di legno, perché questo materiale attutisce i colpi e le vibrazioni; devono essere conservate al buio, a temperatura costante fra 10 e 15°C e con un’umidità intorno al 70-75%, in modo che il tappo non si asciughi.
 
Come si produce: Il metodo di produzione del Lacrima di Morro Doc prevede che la fermentazione del mosto avvenga a contatto con la vinaccia che durante questa fase rilascia parte delle sostanze in essa contenute, quali antociani e tannini. In sostanza, l’uva viene pigiata e, nella maggioranza dei casi, diraspata, quindi solfitata con aggiunta di anidride solforosa. A questo punto, negli speciali recipienti vinari chiamati fermentini, inizia la fase di fermentazione e macerazione. Seguono la fase della svinatura che permette la separazione delle bucce e dei vinaccioli dal mosto-vino, i travasi, l’affinamento e l’invecchiamento.
Se imbottigliato precocemente, si ottiene un vino frizzante e amabile, se invece è imbottigliato a fermentazione completata si rivela un eccellente vino da pasto.

 Rosso Conero

Riferimento geografico della zona di produzione è il Monte Conero, un promontorio staccato dalla dorsale appenninica, che si erge dalla costa bassa a sud-est di Ancona per immergersi precipitosamente in Adriatico. La leggenda racconta che si tratta dell'ultimo resto dell'antica Adria, una sorta di Atlantide che si estendeva sino alla Dalmazia e che è poi sprofondata nell'Adriatico. Le origini di questo vino risalgono a molti secoli fa: vi è traccia di un monastero di Benedettini dove, con le uve raccolte alle falde del Conero, si produceva uno splendido rosso. Forse furono loro a dare il nome attuale al vino, derivandolo dall'appellativo che i greci davano al corbezzolo o "ceraso marino", che cresce sui fianchi del Conero. Ma al Rosso Conero viene anche riferito un giudizio elogiativo di Plinio il Vecchio che, nella sua "Naturalis Historia", laddove parla dei vini del versante Adriatico, ricorda che tra essi particolare fama godevano quelli "anconetani". Ma, a raccontare dei vini del Conero, è anche Giacomo Leopardi, il celeberrimo poeta dell’Infinito, marchigiano (nato e vissuto a Recanati), nei suoi pensieri, rimasti poco conosciuti, sul vino e l'ubriachezza.
Dalla prevalenza del vitigno Montepulciano derivano le caratteristiche del prodotto: un colore rubino carico, un intenso profumo vinoso, pieno, fruttato e l'inconfondibile sapore ricco di corpo, asciutto, determinato e insieme vellutato e armonico.
 
Come si consuma: Il Rosso Conero, se giovane, si abbina piacevolmente a cibi succulenti, grassi, aromatici, anche a tendenza dolce. Più maturo, si accosta bene ai primi piatti di pasta ripiena (tortellini, agnolotti, ravioli ecc.) e ai primi conditi con salse rosse, anche di carne; è consuetudine abbinarlo allo stoccafisso all'anconetana. Il tipo più strutturato si abbina felicemente anche con arrosti di carni rosse, cacciagione, brasati. Appena pronto, si offre intorno ai 16 °C in un calice bordolese mentre, se lungamente maturato, si serve a 20°C in un calice ballon. Si consuma anche parecchio invecchiato (sei-otto anni).
 
Come si conserva: Per una corretta conservazione di questo vino, le bottiglie vanno tenute, coricate, in scaffalature di legno, perché questo materiale attutisce i colpi e le vibrazioni; devono essere conservate al buio, a temperatura costante fra 10 e 15°C e con un’umidità intorno al 70-75%, in modo che il tappo non si asciughi.
 
Come si produce: Il metodo di produzione del Rosso Conero Doc prevede che l’uva venga pigiata e solfitata e poi destinata alle fasi di fermentazione e macerazione. In particolare, il mosto ottenuto dalla pigiatura viene messo a fermentare con la vinaccia. La temperatura che raggiunge la massa provoca la “fermentazione tumultuosa”, così definita in quanto il vino sembra bollire, e consente il passaggio delle sostanze polifenoliche dalle bucce al vino, che dopo breve tempo si colora. La svinatura, poi, permette la separazione delle bucce e dei vinaccioli dal mosto-vino, che viene anche sottoposto ai travasi necessari a separare la frazione limpida dalla feccia e a eliminare altre eventuali sostanze solide. La fase finale del processo produttivo prevede l’affinamento e l’invecchiamento, la stabilizzazione e l’imbottigliamento.
 
Loggato

DI DOVE SCCCCCEEEEEEI!!!!!!!......MO TE DI DOVE SCEEEEEI !!!!!!
BIBI
Divinità della Tastiera
******
Offline Offline

Sesso: Maschile
Posts: 16769


NON SONO PIU' END!


Email
« Risposta #13 il: 03 Ottobre 2006, 08:53:20 »

AZZ MI SBAGLIAVO COL ROSSO NEVOLA...ASDASD
Loggato

IO C'HO LA LISTA MIA!!! E' NATO DA TE!

NESSUNO MAI COME TE! CIAO VINCE'
diego81
Braccia rubate all'agricoltura
*******
Offline Offline

Sesso: Maschile
Posts: 22103


SERIE B

diegoacab@hotmail.it
WWW
« Risposta #14 il: 03 Ottobre 2006, 09:57:12 »

SARO' DE PARTE MA EL ROSSO CONERO E' IL ROSSO CONERO!!!!!

SAPORE FORTE, GUSTO ROTONDO, STO VI' EL PIU' BONO DEL MONDO!!!!!
Loggato

VINCENZO VIVE NEL MIO CUORE!

I need to be my self,
I can't be no one else!


SE SEI BUONO NESSUNO TI RICORDA,
SE SEI DURO NESSUNO TI DIMENTICA!

ANCONA CITTA' VIOLENTA!
NO ONE LIKES US!

http://it.youtube.com/watch?v=PadpvyFQZ2c
http://it.youtube.com/watch?v=i-6OMx3mCFs
http://www.youtube.com/watch?v=W7E-EL0TJi4&feature=related
http://it.youtube.com/watch?v=iBNtl6k_YfY
http://it.youtube.com/watch?v=jl5uRMqu4vU&feature=related


****** SUCCEDE SOLO DA MC'DONALD******
  Pagine: [1] 2 3 4 5 ... 7
Stampa
Salta a: