Visti i consueti casini di Trenitalia appena fa un po' di neve, ecco un interessante articolo del Fatto Quotidiano di ieri.
-----
Moretti, la salamandra tra Letta e Napolitano
Il personaggio che guida le Ferrovie dello Stato
di Daniele Martini
Nel Medioevo ritenevano che la salamandra fosse un animale portentoso perché capace di passare indenne tra le fiamme. Mauro Moretti, 59 anni, amministratore delegato delle Ferrovie, ex comunista ed ex sindacalista Cgil dei treni, è come una salamandra: ha attraversato incolume incendi che avrebbero strinato chiunque. Alle Ferrovie c’è da quando aveva i calzoni corti e ha sempre bazzicato, non da comparsa, le stanze del potere ferroviario nel palazzone di piazza Croce Rossa a Roma, dove gli scandali sono stati spesso ospiti. Ma dove gli altri si scottavano, lui è sempre uscito fresco come una vergine. Era già lì, per esempio, nel 1988 ai tempi del primo scandalo ferroviario, lo scandalo delle lenzuola d’oro del presidente Lodovico Ligato, poi assassinato un anno dopo, dalla ’ndrangheta, dissero.
SUI BINARI allora comandavano sindacati e partiti, Dc e sinistra ferroviaria, e con Ligato finirono sotto inchiesta il vertice Fs e numerosi personaggi di contorno. Moretti era il segretario Cgil ferrovieri e nessuno lo disturbò. Idem qualche anno dopo, con Lorenzo Necci amministratore e punto di riferimento di un grumo di potere che coinvolgeva anche ‘Chicc hi’ Pacini Battaglia, quello che secondo l’allora magistrato Antonio Di Pietro stava appena un gradino sotto Dio, cioè Bettino Craxi. Necci fu costretto alle dimissioni e con lui falcidiato tutto il gruppo dirigente, tra cui c’era Moretti, nel frattempo trasformatosi da sindacalista a manager. Gli altri traslocarono, Moretti no. Poco tempo dopo, vengono nominati il nuovo amministratore Giancarlo Cimoli e il ministro dei Trasporti, l’ex Pci Claudio Burlando. Il 12 gennaio 1997 deraglia un Pendolino a Piacenza: 8 morti e 36 feriti. Moretti è direttore dell’Area trazione e quindi la tragedia lo tocca da vicino. Burlando e Cimoli lo convocano e il colloquio è drammatico, ma da signori decidono di metterci loro la faccia in tv e sui giornali. Moretti è salvo. Dodici anni dopo, giugno 2009, a Viareggio per un incidente un vagone pieno di gas incendia mezzo quartiere intorno alla stazione: 32 morti. Moretti è amministratore delegato, ma tratta la faccenda come se la vedesse dalla luna. Un anno dopo, luglio 2010, arrestano cinque persone per gli appalti e la pessima manutenzione dei carri ferroviari, storie in qualche modo potenzialmente collegate al disastro viareggino. Nel gruppo c’è Raffaele Arena, manager promosso da Moretti da responsabile della manutenzione dei merci a responsabile della manutenzione dei carri di tutta Trenitalia. Poi licenziato perché scoperto a fare magheggi da un’indagine interna alle Fs. Moretti liquida l’arresto di Arena con quattro parole: “È una mela marcia”. E riprende il suo incedere tra le fiamme. Ogni inverno la neve incredibilmente blocca i treni, i pendolari quotidianamente lo maledicono, gli 800 licenziati dei vagoni notte nei cartelli lo indicano come il capo di una cricca che ha tagliato in due l’Italia. Ma Moretti si crogiola nell’incendio. C’è chi si chiede come faccia a non bruciarsi mai. I suoi legami con la politica e il potere sono fortissimi. Al ministero dei Trasporti uno dei suoi sodali storici è Ercole Incalza, un altro “s e m p re i n p i e d i ” delle grandi opere ferroviarie, craxiano colpito dallo scandalo Necci, poi riemerso, poi di nuovo sfiorato dall’affare della cricca di Balducci.
QUANDO ancora faceva pubblica professione di fede di sinistra, Moretti era considerato un dalemiano. Poi quando il centrosinistra ha cominciato a battere in testa è stato accolto sotto la grande ala protettrice di Gianni Letta. Ma nel 2006 è di nuovo il centrosinistra prodiano a volere Moretti amministratore. Giorgio Napolitano lo tratta con benevolenza e Moretti lo ricambia mettendogli doverosamente a disposizione un vagone sul Frecciarossa ogni volta che il presidente scende a Napoli, un vagone chiamato per scherzo negli uffici Fs il “vagone Napolitano”. L’arr ivo al governo dell’ex Antitrust, Antonio Catricalà, e del “padre dei patrioti Alitalia”, Corrado Passera, aveva fatto presagire tempi duri per Moretti. Ma alla prima occasione, la separazione della rete Rfi dal gestore dei treni Trenitalia, hanno deciso di non toccarlo lasciando tutto com’è. Moretti si è rigirato con un ghigno tra le fiamme.
http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1A8XPP