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carlitos
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« Risposta #2 il: 22 Ottobre 2007, 13:13:23 » |
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LUCKY DUBE assassinato lottava contro l'apartheid
-------------------------------------------------------------------------------- We cry for peace, perfect peace Lord, we cry for love in this neighbourhood I tell you no water can put out this fire Only the lord can save us We cry for peace in South Africa Da "Peace, Perfect Peace"
E' scomparso uno degli artisti reggae africani più rappresentativi. Lucky Dube è stato ucciso a Johannesburg, proprio nel suo amato Sud Africa.. Le prime indiscrezioni parlano di tre giovani che, giovedì sera, alla guida di una macchina hanno cercato di fermare quella dell'artista che, nel tentativo di sfuggire a quello che sembrava un vero e proprio agguato, si è schiantato in un albero. I suoi due figli, anch'essi presenti nella vettura, si sono miracolosamente salvati. Lucky Dube, che aveva 44 anni, è stato vittima del clima sempre più violento che sta attanagliando il Sud Africa. Dopo il grande ottimismo per la fine del regime segregazionista dell'apartheid, il grande paese africano è gradualmente precipitato verso il caos, con un clima di intimidazione e paura che ha raggiunto livelli insostenibili.
Nelle sue ultime produzioni discografiche, Lucky Dube dopo aver sempre lottato contro le ingiustizie che il popolo nero era costretto a subire, aveva rivolto diversi appelli proprio per invocare un clima di pace e di rispetto, non sottraendosi nella condanna dei maggiori responsabili di questo strisciante clima di guerra civile. Inutile sottolineare quanto questa notizia ci addolori e ci lasci sgomenti. L'artista africano, autore di ben 22 dischi, ha scritto pagine incancellabili del reggae mondiale. La sua notorietà internazionale sta a sottolineare l'universalità del suo messaggio e della sua musica. Senza barriere, senza steccati ideologici, Lucky ha colto, sull'onda del successo di Bob Marley e Peter Tosh, la portata rivoluzionaria della reggae music, la sua attitudine ad essere allo stesso tempo strumento di pace e di lotta. Lo ha plasmato con la sua cultura, facendo nascere così uno stile tutto personale, dall'incredibile fascino e impatto.
La stessa Jamaica ha amato questo artista. Epica la sua partecipazione ad una edizione del Sunsplash, ancora oggi ritenuto uno dei migliori live set di tutti i tempi. L'artista era ritornato in Jamaica proprio quest'anno per presenziare alla cerimonia di apertura dei mondiali di cricket. La mamma aveva voluto chiamarlo "fortunato", perché nell'assoluta certezza che non potesse avere figli, arrivò invece questo dono inaspettato. Un'infanzia difficile trascorsa con la stessa madre, la nonna e uno zio, in una situazione sempre caratterizzata dalla povertà e dalla mancanza di prospettive. Solo la musica, con i primi rudimentali strumenti costruiti insieme agli amici, apriva squarci di luce in un paesaggio in cui le ombre erano troppe, tante. Difficile riascoltare oggi uno dei suoi maggiori successi, la canzone "Together As One" (la prima canzone ad essere trasmessa anche dalle radio bianche sudafricane,ndr), che invitava a cancellare le differenze per creare un clima di unity. Chi lo ha ucciso ha mai ascoltato quella canzone? Chi ha spezzato la vita di Lucky Dube lo conosceva realmente? Qualcuno aveva detto loro che quell'uomo in macchina con i due suoi figli aveva, insieme ad altri compagni di viaggio, realizzato il primo album reggae sudafricano, "Rastas Never Die" (I Rasta non moriranno mai), immediatamente censurato dal governo razzista?
Solo il coraggio e una buona dose di sfrontatezza, lo porta poco dopo a fare uscire un disco dal titolo "Slave", la cui title track, per superare le maglie strette della censura, parla di alcolismo. Ma dietro quell'apparente significato è evidente che con la parola "schiavo" si vuole indicare l'infausto destino degli africani e in particolare del proprio popolo, schiavo a casa sua ad opera di una minoranza bianca. Per Lucky Dube quell'album è un trionfo, vende ben 500.000 copie e resta per diverso tempo in vetta alle classifiche sudafricane e diventa un modello insostituibile a cui ispirarsi per molti artisti africani. Insieme ad Alpha Blondy, il singer sudafricano varca i confini sterminati dell'Africa, per assumere una dimensione e un successo planetario.
In quei giorni di euforia e speranza per la fine dell'apartheid e subito dopo le elezioni che portano al governo il simbolo della lotta Nelson Mandela, Lucky dichiara: "Molti pensano che con questo governo le cose andranno bene, che finiranno le proteste che si erano scatenate contro il vecchio governo bianco. Io so solo che con la mia musica combatto il sistema e oggi come ieri continuerò a fare questo. Se ci saranno ingiustizie e altre assurdità contro la gente, io ne parlerò attraverso la mia musica". In queste parole è facile scorgere una sorta di profezia, come se quella tanto sospirata libertà non avrebbe eliminato tutti i problemi. Cosa poi puntualmente verificatasi, visto che oggi buona parte della popolazione sudafricana vive in condizioni indigenti e di estrema povertà.
Lucky Dube ha sempre dichiarato che a spingerlo ad abbracciare la musica reggae e la fede Rasta, era stato Peter Tosh. Il destino ha voluto che entrambi perdessero la vita a causa del clima di violenza che regnava nei loro rispettivi paesi. Ma come è successo per il "Rasta Rebel", anche il messaggio e la musica di Lucky Dube sopravviveranno oltre la morte, attraverseranno le generazioni per diventare eterni e immutabili, patrimonio comune di persone che non vogliono arrendersi e che vogliono lottare per costruire un mondo migliore.
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