Apro questo thread "serio" (anche se già so che, come al solito, finiremo a parlare di buchi di culo; d'altronde vorrei parlare di "lingua" ed è scontato che con la lingua ci si aggiri frequentemente dalle parti dell'orefizio anale) per disquisire sull'imbarbarimento della lingua italiana.
Si, vabbè, si tratta di un luogo comune, ma per me è importante e non é affatto per fare i professorini-pedantelli ma per il fatto che (come il grande Leonardo Sciascia faceva dire ad un suo personaggio nel libro 'Una storia semplice') "L'italiano non è l'italiano: è il ragionare".
E quindi questa ignoranza abissale dell'italiano che sta prendendo piede negli ultimi tempi secondo me è veramente un brutto sintomo relativo alla nostra cultura ed alla nostra intelligenza che invece secoli addietro ci ha contraddistinto positivamente in tutto il mondo.
Inizio con tre di esempi:
1) L'abuso, quasi sempre a sproposito, della locuzione "in realtà". Stateci attenti; moltissima gente lo utilizza ad ogni pié sospinto, spesso e volentieri con un significato errato.
2) L'utilizzo sbagliatissimo del "piuttosto che".
3) L'abrogazione quasi totale del congiuntivo (spesso anche da parte di giornalisti professionisti).
Su quest'ultimo punto, ma anche su come stia andando in vacca l'italiano corretto, segnalo questa intervista al linguista Massimo Arcangeli pubblicata l'altro giorno dal Messaggero:
http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search¤tArticle=R3FTZ